venerdì 7 giugno 2013

Solo Dio perdona

http://4.bp.blogspot.com/-Oe20pIdzvvI/UY4BDO2Ph6I/AAAAAAAAJag/GYwdDtLh00A/s1600/solo+dio+perdona.jpg Dopo aver amato "Drive", decisi  di recuperare i precedenti lavori di Nicholas Winding Refn . Partiì così da "Valhalla rising", spinta dalle recensioni entusiastiche lette al suo riguardo. Capivo che stavo guardando un film molto bello e ricercato dal punto di vista stilistico e gli attori erano effettivamente molto in parte, insomma Mads Mikkelsen rendeva chiaro il fatto che non lo dovessi far arrabbiare, ma nonostante tutto l'ho trovato di una noia pazzesca, tant'è che ad un certo punto smisi di guardarlo perchè mi stavo addormentando. So che dopo ha fatto anche "Bronson", ma quello devo ancora vederlo. Per mia fortuna, non sono una persona che si rifiuta di vedere un film per pregiudizio e nonostante aver letto che "solo dio perdona" sarebbe simile a " valhalla rising" ho deciso comunque di dargli una possibilità, spinta anche dal moroso fortemente ispirato dal trailer. Ho fatto bene.
In "solo Dio perdona", la trama finisce in secondo piano, è tutto un intrecciarsi di chi vuole vendicare chi e chi ammazzare di conseguenza, c'è la madre tirannica che nega affetto al figlio, c'è il figlio che si ritrova in mezzo a chi vuole vendicare chi e c'è il poliziotto odioso e badass che fa il culo a tutti quelli che cercano di ucciderlo . Si potrebbe quasi dire che Shakespeare incontra Freud. E così Julian (Ryan Gosling, ormai attore feticcio di Refn) diventa quasi l'espressione dell'Io, l'istanza che cerca di mediare tra il suo incoscio, un Es vendicativo e violento sintetizzato nella figura di una madre quasi morbosa (la bravissima Kristin Scott-Thomas), e un SuperIo rappresentato dal poliziotto Punitore (Vithaya Pansringarm) che impassibile di fronte a tutto, si aggira per le strade di Bangkok quasi come se fosse un'entità mistica con l'obiettivo di ristabilire, certamente a modo suo, un ordine.
Se Tarantino è fissato con piedi e collo, Refn dimonstra una vera e propria ossessione per le mani, inquadrate molto spesso nel film, tant'è che il regista stesso ha ammesso essere la chiave della violenza maschile, affermando "Togli le mani ad un uomo e gli porti via tutto,  come se lo privassi del suo istinto". Non bisogna neanche dimenticare, il complesso rapporto madre-figlio, insoluto e quasi morboso, dove un figlio venera e difende una madre spietata che non perde tempo a insultarlo e umiliarlo, rapporto che verrà poi esemplificato al meglio quando Julian infilerà la mano nel grembo della madre, come se volesse ritornare allo stadio fetale.
"Solo Dio perdona" è un film quasi simbolista, dove le parole non hanno primaria importanza, tutto è ridotto all'osso e ruota attorno a un gioco di sinestesie, vere e proprie porte di sentimenti e di emozioni  (il rosso dominante che richiama il sangue e per certi versi ti fa male e preoccupa, ad esempio), Dal punto di vista tecnico, non sono una grande esperta, ma il moroso regista ha detto che è straordinario e che quasi tutti i film dovrebbero essere così.
Onestamente, non riesco a capire l'astio dei critici di Cannes nei confronti del lavoro di Refn, stroncato e deriso. Cineblog.it (http://www.cineblog.it/post/191609/solo-dio-perdona-le-recensioni-dagli-usa-e-dallitalia)ha raccolto le sintesi di molti pareri dei giornalisti di Cannes e mi sembra quasi che i criticoni abbiano visto un film diverso da quello che abbiamo visto io, il mio ragazzo, amici e blogger in giro per la rete, tutti rimasti entusiasti.

Voto 8\10

Curiosità:
  • Julian doveva essere interpretato dall'attore britannico Luke Evans ("Scontro tra Titani") ma dovette rinunciare per il sovrapporsi delle riprese di "The hobbit". Il personaggio era infatti inizialmente di nazionalità inglese, ma con l'arrivo di Gosling divenne americano.
  • Di fronte alle numerose critiche ricevute al festival di Cannes, Refn ha affermato "Chi si aspetta un film di facile visione che eviti pure il mio cinema. O con me o contro di me."
  • Kristin Scott-Thomas ha ammesso di essersi sentita molto a disagio nell'interpretare il ruolo di una madre crudele e vendicativa.
  • I vestiti che indossa Kristin Scott-Thomas nel film sono tutti provenienti dai grandi magazzini thailandesi.