giovedì 27 marzo 2014

Eeoo,eeo, eoo, eeo, eo, eeo, eoo, ee, eoo... Volevo dire Pompei

Per colpa dei Bastille, ora se qualcuno parla di Pompei, nella mia testa parte in automatico "'eeo eeo" della loro canzone. Analogamente, se qualcuno cita Rooney, sempre nella mia testa arrivano i Kaiser Chiefs, che cantano "Ruby, ruby, ruby"... Lo so, la mia mente lavora in maniera particolare, forse è anche per questo che sono psicologa...
Comunque sia, ho notato che ultimamente va di moda Pompei. Sarà un po' per la canzone, anche se non credo, o forse sarà per i continui crolli, non so, ma ho comunque l'impressione che il mito di questa malcapitata città sia più vivo che mai. Speriamo solo che questo possa essere uno stimolo per il governo italiano a svegliarsi e a intervenire, anche se penso sia più probabile il risveglio del Vesuvio...
La storia di Pompei mi ha sempre affascinato fin da bambina,  da quando alle elementari ci raccontarono la storia e chiedevamo se sono state trovate statue di persone che facevano la cacca.
Proprio da una statua, ma raffigurante una coppia che si bacia viene costruita la trama del film di Paul W.S Anderson, colui che ha portato sul grande schermo Resident Evil. Le premesse quindi non sono delle migliori, ma ho deciso comunque di dare una chance a questo film, un po' per gli attori e un po' perchè sono sempre stata curiosa di vedere la riproduzione dell'esplosione del Vesuvio, che prima d'ora mi ero solo immaginata.
Ero consapevole di non star per vedere un capolavoro, ma perlomeno un film che un poco intrattenesse. Invece no. Pompei è di una noia mortale, quasi vorresti essere lì e morire bruciato vivo piuttosto che sorbirti gli stessi siparietti per quasi due ore.
"I'm too sexy for my shirt..."
Infatti, a rotazione troviamo: i discorsi sulla libertà, sulla vendetta e su quei porci dei romani tra il giovane gladiatore Milo (Kit Harington) e il vecchio gladiatore Atticus; Milo che salva cavalli su richiesta di Cassia (Emily Browning); Milo che vuole uccidere il senatore cattivone Corvo (Kiefer Sutherland), che oltre ad aver sterminato la sua gente, si vuole trombare e sposare Cassia, la quale ha solo occhi per il suo cavallo bianco stressato e per il bello e impossibile Milo.
Passiamo ora alla pubblicizzata storia d'amore. Innanzitutto, Milo e Cassia hanno solo tre scene dove interagiscono, scambiandosi battute piuttosto imbarazzanti in scene dal senso discutibile.  Io che sono un'appassionata delle storie romantiche, ci sono rimasta malissimo.
Non ti conosco, ma già ti lovvo un casino
Il problema principale di questo film è che è tutto accennato e niente viene approfondito: la questione in sospeso di Milo con Corvo, Corvo che vuole comprarsi la città e sposare Cassia, la storia d'amore e come se non bastasse l'esplosione del vulcano. Quest'ultima arriva verso metà film e tutte le questioni abbozzate prima vengono praticamente lavate via dalle ceneri e dalle nubi del vulcano. Mi aspettavo tra l'altro la presenza di uno scienziato o un esperto dell'epoca che annunciasse qualcosa sul pericolo imminente e che non venisse creduto da nessuno se non dal protagonista, ma niente, i terremoti qui sono normali. Ciò dimostra quanto il vulcano rimanga in secondo piano prima dell'eruzione e che, probabilmente senza la volontà del regista, questo ignorare i segnali è ironicamente l'unico aspetto azzeccato del film, che, per certi versi, rispecchia anche un po' l'organizzazione italiana di oggi, vedi L'Aquila. La differenza è che allora non si conoscevano bene le catastrofi e i fenomeni naturali, oggi ci sono tutti gli strumenti adeguati.
Per quanto riguarda i personaggi, sono tutti stereotipati, unidimensionali e prevedibili. Gli sceneggiatori dovrebbero andare a prendere lezioni da Lars Von Trier per imparare a scrivere un film e soprattutto dei personaggi. 
Giusto perchè non ho ancora finito di parlare male di questa pellicola, voglio concentrarmi anche sul finale, che ho deciso di spoilerare spudoratamente. 
Io tendenzialmente sono amante degli happy ending. Credo che il mondo sia già triste di suo e se uno si deve distendere con un film sarà meglio che questo abbia un finale positivo. Pompei, invece, non ha manco quello. Tu passi metà film a vedere due sfigati scappare dalla distruzione e speri vivamente che ci riescano, insomma, hanno sconfitto il cattivone, nessuno li può più fermare, hanno il sacrosanto diritto di essere felici e loro cosa decidono di fare? Di morire, perchè il cavallo è troppo stanco (spero che almeno l'animale si sia salvato). Non sto scherzando. Questa infelice trovata è stata semplicemente adottata per spiegare l'inquadratura successiva e cioè la statua con una coppia che si bacia. Pat Solitano riesce a esprimere meglio di me il disappunto sui finali tristi.
Per carità non ho niente in contrario alla morte dei protagonisti, ma se volevano fare un finale poetico, con statua e tutto, hanno fatto un epic fail. Questa soluzione poteva funzionare se alla base ci fosse stata una storia d'amore costruita bene, se, insomma, fosse stato chiaro che Milo e Cassia si amassero, ma con così poche scene, il loro amore non si è percepito per niente. Paradossalmente, mi ha fatto più tenerezza vedere i genitori di Cassia morire tenendosi per mano. Suggerisco quindi di chiamare nuovamente Lars Von Trier per una lezione sui finali poetici.

Voto 4\10