martedì 25 marzo 2014

Barefoot

Vi ricordate di Evan Rachel Wood? Sembrava dovesse essere la nuova Meryl Streep. Una decina di anni fa tutti parlavano bene di lei, di quanto fosse talentuosa, eppure nel corso degli anni è man mano scomparsa dalla circolazione, anche se a Natale la si vede spesso scorazzare in moto insieme a Chris Evans nella trashissima pubblicità di Gucci. 
Dopo aver attraversato una fase più dark, caratterizzata dalla frequentazione con Marilyn Manson, la giovane Evan si è rimessa con il primo amore, Jamie Bell (Billy Elliot), con cui si è sposata e ha appena avuto un figlio. In realtà non è che abbia mai smesso di lavorare, si è semplicemente data a progetti più indipendenti, fatta eccezione per le "idi di marzo" al fianco di Clooney e Gosling o "the wrestler". 
Proprio fra questi progetti secondari rientra il film di cui sto per parlare, una di quelle pellicole dallo spirito "indie-ma-non-troppo", dove la ex-tredicenne problematica è protagonista al fianco di Scott Speedman.
Ve lo ricordate Scott Speedman? Il nome in effetti non dice niente, però era Ben in Felicity, quel telefilm che davano in onda il sabato pomeriggio su rai2 e che il guardarlo, mi faceva sentire grande, dato che riguardava universitari e non liceali. Il serial, tra l'altro, fu creato da J.J Abrahams, personaggio il quale non penso abbia bisogno di presentazioni.
Bene, chiusa questa digressione, parliamo del film: "Barefoot".
"Hit me baby, one more time!"
Jay (Scott Speedman) è un bel ragazzo bianco del sud che si rifiuta di appartenere ad una famiglia "talmente ricca da non sapere neanche dove mettere i soldi". Per questo motivo, vive a Los Angeles e chiede soldi in prestito al classico poco di buono, che come tradizione vuole, pretende di riavere i soldi usando modi non molto ortodossi. Come se non bastasse, Jay si trova anche in libertà vigilata e se non passa il suo tempo in uno stripclub, fa l'inserviente in un ospedale psichiatrico. E' proprio in questa struttura dove si vede il suo sè migliore. Jay, infatti, non giudica i pazzi, anzi ci è amico, parla con loro, gli fa bere e gli fa compagnia. Un giorno arriva una nuova paziente, Daisy, ricoverata perchè ha appena perso la madre e pare senta delle voci.
Quella sera stessa la ragazza viene importunata dal collega di Jay, che interviene e manda al suolo il pervertito. Daisy riesce a scappare, solo che non ha nessuno e non ha la minima idea di come sia il mondo esterno e la società. Jay così decide di aiutarla e la porta con sè al matrimonio del fratello a New Orleans, presentandola ai genitori e ai parenti come la sua fidanzata. Tutti, in particolare la madre di Jay, rimangono colpiti dal candore della ragazza, che mostra il suo disadattamento chiamando lo champagne profumo o andando in giro a piedi scalzi. La sera del matrimonio però Daisy soffre di un attacco di panico molto forte e così Jay decide di riportarla a Los Angeles usando il tanto amato camper d'epoca del padre.
"Su dammi una patatina..."
Durante il viaggio, entrambi si affezionano l'un altro, ma devono fare i conti con le svariate leggi infrante a partire dalla violazione di Jay della libertà vigilata. 
Il film non brilla di originalità, la trama è semplice e lineare, eppure ci si affeziona ai personaggi, che risultano stereotipati fino ad un certo punto.
Jay, infatti, sembra il classico bello e stronzo eppure dimostra di essere il contrario quando ha a che fare i malati mentali che non li tratti com tali ma come amici, senza giudicarli. Questo è fondamentalmente il motivo che poi lo porta ad affezionarsi a Daisy e a capire che in realtà la ragazza è lucida. Evan Rachel Wood aveva già mostrato di essere brava nell'interpretare bionde svampite, come in "Basta che funzioni" di Woody Allen, e qui soprattutto riesce a non andare sopra le righe, mantenendo Daisy "reale" ed evitando fortunatamente il rischio di renderla stupida e irritante. 
Nel complesso, il film scende veloce come un calice di prosecco ed è perfetto per trascorrere un paio d'ore senza arrovellarsi il cervello. 

Voto 7\10