venerdì 11 aprile 2014

Dom Hemingway

Era da un po' che non vedevo Jude Law in un film impegnato, anche se si può dire che questo Dom Hemingway non rientri certo in questa categoria. A mio parere, infatti, va considerato un film cazzone.
Jude Law interpreta il personaggio del titolo e ce lo ritroviamo in versione inciccionita, sboccata e politcamente scorretta. Dom Hemingway è un criminale che si fa dodici anni di prigione per non aver fatto la spia. In questo lasso di tempo ha perso la moglie e la crescita della figlia, ma questo non sembra essere la sua priorità, in quanto una volta uscito ha come scopo principale il ricevere i soldi del potente capobanda che ha protetto senza fare appunt
o la spia.
Dom è un personaggio eccessivo, usa la "f-word" come intercalare, si ubriaca come se non ci fosse un domani, ha problemi di gestione della rabbia e non si fa molti scrupoli ad andare in giro per la campagna francese nudo, per respirare l'aria di libertà come si giustica lui. Dom però ha anche un suo codice etico, è un criminale con onore e ciò lo porta a vedere i suoi soldi rubati da sotto il naso e a credere alle parole di un piccolo criminalotto che ce l'ha a morte con lui per avergli ucciso il gatto.
Il film sembra essere cucito addosso a Jude Law, che finalmente riesce a dimostrare di essere un attore valido, senza che ci sia un collega che gli rubi la scena, come finora è capitato in quasi tutti i film che ha fatto. Forse adesso, a quarant'anni passati, lo si può definire un attore veramente cresciuto. Il film è una sequenza senza fine di siparietti e sproloqui di Dom e per quanto Jude sia bravo, questo, per certi versi, l'ho trovato anche leggermente controproducente. Talvolta, infatti, Dom nel suo essere eccessivo e sopra le righe risulta pesante e ripetitivo. Sembra che ci sia una gara al monologo più bello (quello iniziale sulle qualità del suo pene vince su tutti) e ciò ad un certo punto stanca e fa perdere un po' il filo della trama. Si è, infatti, talmente intontiti dai suoi discorsi, che ad un certo punto Dom e il suo amico Dickie (il redivivo Richard E. Grant) sembrano gettati allo sbaraglio.
I miei draghi arriveranno fra 3...2...1..
Le scelte vengono prese troppo velocemente e la costruzione dell'azione risulta troppo allungata e farcita di troppe parole. Il personaggio di Dom non ha un contrario che lo porti ad avere un certo equilibrio, così che riesca a contenerlo e se Dickie era pensato per questo, allorase trattasi di un fallimento.
Solo la figlia Evelyn (la madre dei draghi Emilia Clarke) riesce a dominarlo. In pochi minuti di film, è l'unica che riesce a farlo tacere.
Inoltre, l'aspetto psicologico non viene minimamente approfondito, non ho trovato un'introspezione del personaggio se non in un paio di scene, semplicemente funzionali per giungere alla fine del film.
Di conseguenza, per quanto Jude Law sia gigantesco, il film risulta mediocre, ma comunque piacevole. Scorre via veloce e  non lascia traccia di sè.
Tuttavia, ciò è anche un peccato, perchè dalle stesse premesse si poteva creare un personaggio epico e un film altrettanto valido, se solo dietro ci fosse stata una sceneggiatura veramente solida.

Voto 5\10